lunedì 9 maggio 2011

Contro i precari

Centro sociale, domenica con il sole, quasi tutto per essere felici.
Il rapper, quarantenne con figli al seguito, grida vogliamo il lavoro, vogliamo la casa, vogliamo i soldi.
Fa la parte dell’arrabbiato, viva lo sciopero precario ha detto l’attivista prima di presentarlo.
La vita è precaria, l’amore è precario. Tutte le cose, perfino quelle belle, lo sono.
Il lavoro è solo un male necessario; quando vedo i precari implorare il posto fisso, a tempo indeterminato, provo tristezza.

I finti alternativi si rivelano per quello che sono, integrati perfettamente nel sistema, da cui si escludono il weekend suonando i tamburi.
I precari servono per imbastire i programmi di Santoro o Ballarò, per fare quei servizi in cui la musica in sottofondo deve essere per forza balcanica, con fisarmoniche e violini in gran quantità, o sudamericana, di solito bolero o tango.
Penso che tutto sia iniziato da quando Bacalov è stato contattato da Santoro per comporre le musiche di un suo programma, da allora tutti i servizi televisivi dei programi di Raitre hanno lo stesso tipo di musica, fateci caso.
Anche i programmi meno conosciuti che trasmettono la mattina: cose sul volontariato, lavoro, europa, eccetera. 
Ogni volta che il tema sono giovani, lavoro, salari, inflazione, crisi, parte la musica balcaneggiante/sudamericana.

C’è perfino un gruppo di scrittori precari a Roma, scrivono poesie e racconti saccheggiando e copiando i loro presunti maestri.
Si lamentano, vorrebbero una specie di sussidio all’artista, come si faceva con gli artisti di propaganda nell’ex DDR e loro lì ci sarebbero vissuti benissimo, non avendo alcun tipo di talento ed essendo dei conformisti mancati.
Pubblicano degli opuscoli impaginati male, senza nessuna cura grafica, bollettini da impiegati grigi.
Vestono anche male: felpe larghe, camicie di tessuto scadente, non fanno nessuna attività sportiva e ne vanno fieri.
C’è un tipo, una specie di loro capo perché è più estroverso ed alto degli altri, che ha scritto un racconto su un suo litigio con un redattore di una casa editrice, colpevole di non aver mai risposto alle sue mail con curriculum in allegato.
Si lagnava perché non gli avevano fatto fare uno stage.
Un altro  imita Henry Miller e Bukowski, e parla di avventure erotiche in Polonia
É nato dalle mie parti ma quando gliel’ho chiesto ha risposto sì, è vero sono nato lì, ma in realtà la mia vera città è Roma perché da quando sono venuto qui sono rinato.
Si vergogna di essere di Battipaglia: terra di bufale, campi agricoli e lavoro nero, si dà arie da bohemien fuori tempo massimo.
Si riuniscono in un bar a San Lorenzo e leggono male le loro terribili cose, c’è perfino un poeta che cita Pasolini.
Non hanno alcuna pietà.

5 commenti:

  1. "conformisti mancati" è geniale

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  2. auhahuahuhauuha

    andreacoffami

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  3. Rimango Basita, ma leggo nelle tue parole dell'astio...cos'è, il bohemien non te l'ha dato?

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  4. So what?

    http://www.rassegna.it/articoli/2011/05/13/74279/la-dura-vita-delle-commesse

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  5. interessante l'articolo.
    grazie per averlo postato.
    ma anonimi vi firmate o devo fare un contro anonimi. già ho fatto quello contro gli sconosciuti

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